Ospedale di Mahuninga

Luogo: Mahuninga, Tanzania

Obiettivi:

– ristrutturare e migliorare la struttura ospedaliera

– formare il personale medico

– implementare gli strumenti diagnostici, aggiungendo un ecografo, un elettrocardiogramma, ampliando il laboratorio con un microscopio più potente, con macchine di analisi del sangue

– completare il reparto vaccinazioni e counselling: oltre ad essere un componente molto importante della struttura, la sua mancanza non permette all’ospedale di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie all’avvio dell’attività. La struttura è già costruita fino al tetto, ma manca completamente l’intonaco e gli infissi, l’arredo e il sistema di refrigerazione per i medicinali;

– implementare con alcune strutture fondamentali e obbligatorie a norma di legge come un inceneritore e un obitorio;

– terminare la casa del personale sanitario affinché possa vivere in condizioni dignitose. Gli operatori lavorano tutto il giorno in condizioni precarie, in un ambiente ostile e non privo di grandi difficoltà e meritano un luogo in cui riposare. La casa è tutt’ora in costruzione e necessita l’arredo minimo.

Costi: 70,000 €

Totale Raccolto: 40,000 €

Il Villaggio di Mahuninga

Mahuninga è un villaggio situato sull’altopiano meridionale della Tanzania. Appartiene alla regione di Iringa, da cui dista centocinquanta chilometri.
Il villaggio è, per la sua posizione, uno dei più remoti dell’intera regione. Le vie di comunicazione sono limitate ad un’unica pista sterrata che collega Mahuninga al capoluogo di regione in quattro ore d’auto.

Per gli abitanti del villaggio, l’unico mezzo di trasporto è un bus che impiega sei ore per coprire l’intero itinerario. Esso è anche l’unico collegamento che gli abitanti hanno con l’unica struttura sanitaria adeguata e funzionante, l’ospedale regionale di Ipamba.

Il villaggio è situato all’interno di una valle circondata ai tre lati da una catena montuosa. Mahuninga è composta da sette mini ­villaggi o frazioni.

YouAid a Mahuninga

Fino a pochi anni fa, la popolazione di Mahuninga, una delle più povere dell’intera regione, soffriva una grave crisi sanitaria. La mancanza di un ospedale faceva sì che nel villaggio vi fosse un’altissima incidenza di decessi legati alla malaria, soprattutto in età infantile, e di complicazioni legate al parto. I dati e le percentuali erano molto più alte rispetto alla media­ del paese, confermando così la necessità di riabilitare l’unica struttura adeguata a prendersi cura della popolazione residente nella villaggio. Nel villaggio è tuttora presente un dispensario governativo, che sfortunatamente, per mancanza di fondi o per altri motivi, non è ancora in grado di fornire cure adeguate alla popolazione di Mahuninga.

Nel 2006 gli abitanti chiedono aiuto alle Suore Teresine del Bambin Gesù, un’ordine religioso locale caratterizzato da un forte radicamento sul territorio e da una chiara missione in favore dei più deboli. Le religiose inviano a Mahuninga tre consorelle con un minimo di esperienza medica. Non avendo dove andare a vivere, le suore vengono ospitate in una capanna di fango nel villaggio, dormono per terra su una stuoia e di giorno, dispensano alcuni farmaci; durante la notte sono spesso svegliate da donne incinta che necessitano un soccorso che non sempre è possibile fornire a causa della mancanza di mezzi adeguati alle cure.

Alcuni anni fa un’associazione italiana aveva deciso di prendersi carico della costruzione di un ospedale per il villaggio. La struttura avrebbe dovuto contare, una volta terminata, venti stanze operative. Dopo poco tempo, però, l’associazione ha terminato i fondi necessari a continuare l’opera e si è trovata costretta ad abbandonare la struttura, lasciando solo i muri ed il tetto.

YouAid, che intratteneva già una collaborazione con le suore Teresine del villaggio di Ulete, entra in contatto con le Sorelle di Mahuninga nel 2009. la Rete Solidale decide, di comune accordo con l’Ordine, di rilevare la struttura e di cominciare, stanza per stanza, a renderla operativa. Il lavoro principale è stato quello di dotare l’intera struttura degli infissi: la Rete si è impegnata direttamente a costruire i controsoffitti, a montare le porte, le finestre con le zanzariere, i tavoli e le sedie necessarie per poter abitare lo spazio. Vengono inoltre da subito, grazie ai fondi raccolti in Italia, rese operative due stanze: un dispensario e una stanza per le visite.

La cooperazione con le suore prosegue; vengono adibite alcune stanze all’interno della struttura per ospitare il personale sanitario che viene da subito implementato. La Rete continua a finanziare lo sviluppo della struttura ospedaliera lavori, sempre con l’idea di renderla idonea fin da subito a rispondere ai bisogni della popolazione. Nel primo anno si apre al pubblico un dispensario e una farmacia, la stanza delle visite, un laboratorio analisi. In seguito la struttura viene dotata di un reparto maternità. Vengono acquistati dieci letti per il reparto di degenza, installati alcuni pannelli fotovoltaici per rispondere al fabbisogno elettrico minimo.

Negli anni la struttura viene ampliata ulteriormente, così come si allargano le fila del personale sanitario che ad oggi (aprile 2013) conta un medico, due infermiere specializzate, un aiuto infermiera, una laboratorista, una farmacista, due addetti alle pulizie. La struttura è stata dotata di servizi igienici per il personale, il reparto maternità e tutti gli utenti dell’ospedale. Sono state costruite le nuove cucine. È tutt’oggi in corso la costruzione della casa del personale sanitario, poco lontano dalla struttura, e del reparto vaccinazioni e counselling, il quale ricopre nell’intero progetto un ruolo fondamentale.

In quattro anni le persone curate sono state più di seimila, l’incidenza di decessi relativa alla malaria è drasticamente diminuita (è presente, sul territorio, una forma mortale di malaria cerebrale che è ora facilmente trattabile) assieme a quella dei decessi collegati al parto. Nel gennaio del 2013, grazie ad una collaborazione con l’associazione AmaEnergiaZero è stato possibile installare un impianto fotovoltaico della potenza di 1 Kw, capace di rispondere al fabbisogno elettrico totale. La struttura viene riconosciuta dal governo con la dicitura di Health Centre (centro sanitario), mentre si attendono ancora le autorizzazioni governative per poter cominciare a pieno regime.

Nonostante i risultati conseguiti, resta ancora moltissimo da fare. La condizione attuale della struttura non è ancora sufficiente per prendersi cura in modo approfondito della salute pubblica del villaggio. Gli strumenti a disposizione forniscono una diagnostica ancora troppo superficiale, il lavoro vero e proprio si basa su un sospetto di diagnosi e una troppo alta percentuale di pazienti in uscita dalla struttura necessita ancora di approfondimenti. I collegamenti con la città e l’ospedale regionale di Ipamba, inoltre, rappresentano per molti un costo troppo alto e le persone non possono far altro che abbandonare l’idea di ricevere cure migliori.